le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Mese: settembre, 2014

Madrigale privato

R. Rampinelli: Rosa ultima (2010)

R. Rampinelli: Rosa ultima (2010)

 

[…] è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.

— E. Montale

 

Sospiroso immelanconito amore –
ci fu il tempo di un voto,
cuor-di-smeriglio, a strapiombo sull’acqua
informe scura (ed erano i giorni
l’ore ceneri di futuro), non lo sai, forse.

Non era quel giuramento di bava
e mercurio alla burrasca allora
un fiammifero, se ora
sul tuo petto poso – i tuoi occhi
nocciola, dove annuvola

ancestrale dea malinconia – e
ascolto un tuo scosceso
battito, risuonandoti un cuore
di fauno (mai così tetra San
Marco, come stasera) a un canto: «Edelweiss»

(dolcissimamente interdetto
fatto – smarritosi il sangue in un panico
breve).

 

 

Vito Santoliquido
23.5.14
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Ragione della poesia

D. Hamey: Tatamitataki (2014)

 

A cosa tutto il labor limae, questo
trovare, mettere-levare, come
a un mostro aggiustare la testa
ottusa gli occhi gonfi, questo
intrecciarti ai capelli efflorescenze
rare? Per chi sarai perfetta o
storpia, mia rima, non so. Forse
solo per il genitore geloso
il gigante buono, tuo padre
l’orco.

 

 

Vito Santoliquido
7.4.13
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Forse anche noi come le cose scure

Y. Bagot: Arcanes (2014)

Y. Bagot: Arcanes (2014)

 

Scortica gratta il marmo candido
della pelle, così netto
affondo nel nero fino alla calda
pasta di tenebra, vedi che affiora
luminoso blunotte che
nube di bitume s’aggruma e sotto
la brulla crosta di perlacei
baluginii lune
che i miei avidi occhi si mangiano come
le alghe la luce

Tu mi dici parole
di stagno, le ricopro d’un
sonno rotondo io
me l’arrotolo nella lingua
un sogno d’ambra

Non ho paura dell’ombra
che avvena le mani, di respirare in gola
al buio immobili sotto
alle coperte, questo paradiso
in letargo che sono le cose di qua dal velo,
le cose che nel nostro (malchiuso…)
guscio-galassia velluto
perdono la forma, dimenticano
il nome loro
vero (se mai ne hanno uno)

*

(Forse anche noi come le cose
scure, come gli spettri…)

Stiamo come immersi in un’acqua
scura, proibita

                         anima mia

– isolotti smarriti nel pacifico
scancellato, relitti viridescenti nell’abisso
di fluttuante
                     vita

*

Come fari allora nel vespro
fiammante scrutiamo i silenzi
del cielo per trovarci soltanto

un’eternità dopo
l’altra.

 

 

Vito Santoliquido
22.3.13
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English Version by Daniel De Lost இ http://bit.ly/2sI8o9Q

 

Devozione

S. Quartieri: Metà bruna (2009)

S. Quartieri: Metà bruna (2009)

 

Ogni mattino (ben non ricordo quando incominciai) appendo all’aria rotta un lumicino, con devozione; ché tu veda di lì (nel vitale? nel cristallino? nel fulgido? Su, parla, poeta!) dove ho deposto il mio chiuso silenzio. Chiuso – a questa bufera, che fuori strappa via i terrazzi, alla memoria, che piano s’affolla di cose che sostano inquiete. Ma tu non torni, e le notti si fanno più lunghe e più strane; e il pasto caldo mi mette freddo addosso.

 

 

Vito Santoliquido
15.10.12
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Tanka

 

L’aurora. Impronte
sulla rugiada – Indizi
sognati di te?

Ricordo, dissi: amami!
Un letto freddo, e un canto…

 

 

Vito Santoliquido
6.1.12
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Stanze III

G. Klimt - Water Serpents II (1907)

G. Klimt: Water Serpents II (1907)

 

III

Ma ecco che l’anima
trasmigra fervida
nelle dita: è una corolla
a vegliarti nel buio
contro il fantasma che lama s’inargenta
tra camere invisibili ripullula
a spaventarci
d’aneliti e di tenebra,
amore mio, colori candidi
ci fa sanguinare.

 

 

Vito Santoliquido
5.9.13
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Veglierò sul tuo sonno

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

 

Quando proiettili di vetro ti sorprendono e fauci d’acciaio, mentre giaci accanto alle cinque essenze della tua anima, proclama in sogno, pure solo in un sussurro sul silenzio, il mio nome segreto, decretato dal pensiero tuo distratto: non resisterò al misterioso richiamo selvaggio, so che verrò.

Per la via narrerò al vento il tempo di tumulti di fuoco, ritaglierò il fiato, intreccerò la lingua, allaccerò i muscoli, per farti omaggio di fioche aureole di luce, parole inebetite e gambe fragili; per diletto reco uno specchio, in cui si scorge sull’anello dell’orizzonte lo sposalizio del cielo e della terra, e un mazzo di lucciole, torcia che rischiari le vive pieghe del buio, perché tu non tema il brulicare d’ombra che gorgoglia agli angoli della camera e il grande cane nero, arcano araldo della psiche – se chiede pane al tuo braccio, ne asseconderai i servigi.

Veglierò sul tuo sonno; infrangerò la barriera occulta per planare sul caldo prato del tuo petto, proiettandomi tremante, placate le tre teste, sulla soglia d’una visione salvifica; non ci sarà alcuna elsa a separarci, segnale al cortese sovrano che Amore non ha avvinto i nostri cuori in sacrilega follia.

Da lontano, tra i cerchi di bisbigli esiziali, s’odono il lamento di Bisclavret, maledetto tra gli uomini e le fiere, e il vendicativo sdegno della regina delle fate, tradita dal vanto del mortale; s’intravede sul calvo e immacolato picco una pira che già arde, in attesa della carne d’un cuore straziato che l’alimenti.

Ecco, punte di diamante e strali di tenebra s’alleano nell’offensiva: con la mano come scudo proteggo il tuo giardino incantato, crudeli parole affilate affondano nelle dita, ma nell’unico istante in cui una scarlatta stilla bagna le tue labbra, l’aria muore a cotanto oltraggio e impetra la fine della battaglia.

Veglierò sul tuo sonno, anche ora che una solerte pace regna, in attenzione; fino all’aurora, quando il plenilunio si scioglie in fianchi di seta e valanghe d’argento, i sette angeli di pietra intonano la melodia del risveglio e il mondo profuma di blu, quando il sole si porta tra le rocce erbose, adorno d’una lacrima d’opale, dono della luna, pegno d’un sentimento clandestino.

Finché, infine, dolce amico, un tuo bacio, a lungo agognato, come un’illusione, siglerà il legame tra Amore e la fremente mia sostanza, quintessenza d’un candido elemento, creata – beffa d’una divina stregoneria! – allo scopo di amarti, dovunque e per sempre.

 

 

Vito Santoliquido
30.9.11
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Tre haiku

 

Clavicembalo
la selva sotto al pianto
– voci odorose.

La terra si fa
alle pupille d’acqua
grana di giada.

Vespro piangente:
disamato astro stillo
miele di vetro.

 

 

Vito Santoliquido
9.11
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Anatomie del buio II

R. Maleszyk: Army of Sunflowers (2014)

R. Maleszyk: Army of Sunflowers (2014)

 

II

Vedi l’oro incendiarsi
al vespero, che tu immagini
dal celeste in sfacelo
sgorghi resina e rubini, e

carbonizzandosi di poi
ci seppellisca (non prima che per un
improvviso incanto
inazzurrandoci…), girasoli in altre

plaghe di lucido
ebano, petrolio palpitante.

 

 

Vito Santoliquido
15.12.13
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Borealis

A. Katz: Winter Branch (1993)

A. Katz: Winter Branch (1993)

 

Dall’arsura del meriggio
rifugio trovo e ristoro
tra le tue ciglia brune,
aghi di pino
boreale
sparsi
sul
sudario
di gelo,
cuore.

 

 

Vito Santoliquido
5.7.12
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Il mattino (Intermezzo II)

M. Fortuny: The Artist's Children in the Japanese Salon (1874)

M. Fortuny: The Artist’s Children in the Japanese Salon (1874)

 

II

Trascoloranti farfalle
ti cingono a corolla
l’ebano mosso dei capelli,
e io qui, rannicchiato
ghiro nella mia latèbra
assiderata…

 

 

Vito Santoliquido
30.9.13
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Acquaforte

E. Dulac: Princess in the Fields at Twilight (XIX-XX sec.)

E. Dulac: Princess in the Fields at Twilight

 

Questi passi lunghi lenti passi tuoi
a misurare l’estate, a battere
le pulsazioni del cuore – le alluvioni
il vento la cocciniglia quel
cerchio di fuoco
nel vespro
ad anello del mare – persiane
d’ombra le tue
dita. Non
un’orma
sulla fanghiglia dei cento
autunni fa. Eppure tu
sei qui (e l’anima mi si stilla in gocce di nubi
grigio-azzurre, che
me le bevo
con le pupille). Schiudi lente le labbra: il corpo si svela
– sembra smaltato
alabastro
acquaforte (vedi le macchie, le luci-colori calcate
sulla pelle
assiderata, dalla gabbietta d’ossa vedi
che tralucono le lanterne
crepuscolari: le
lucciole). Osservo intanto
questo corpo
questo corpo mio assopito
tronco che lo sfogliano
i licheni nevosamente sfacendosi di funghi
e rugiada se ne sta
disteso in un campo d’ondeggianti ricci nocciola e
pietre
di cielo.

 

 

Vito Santoliquido
18.5.13
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Fenomeni V

O. Redon - Submarine Vision (1910)

O. Redon: Underwater Vision (1910)

 

V

Ascolta lì in basso
una conchiglia
che soffice flauta
un epitafio:

ALLA DRIADE ARDITA sfuggita
a un olmo bramoso e gettatasi in mare,
generando tra i flutti un desiderio
spumoso, una carezza di madreperlacea serenità

(siamo attenti, anima,
al murmure dell’acqua
e al soffio della brezza
infida che ci tace…)

 

 

Vito Santoliquido
20.3.13
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Aborti

 

Candido mi spengo alla tua anima
nera – E lungi son dall’essere come
dal non essere: sono meno di quel
che son di solito, così sottomesso

alle voglie delle tue cosce – Osceno
demiurgo, plasmami la pasta molle
del corpo – Dentro, non tenero, amore,
su! – Imparati l’amore, anima chiara.

 

 

Vito Santoliquido
8.9.12
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Funerale

D. Lynch: She Was Crying Just Outside the House (1990)

D. Lynch: She Was Crying Just Outside the House (1990)

 

Magari poi si leveranno le preghiere
insieme con l’insanare delle maree
d’umori e di pianeti. E tu
sei il capitano d’una banda (nera):
cagne di bufera, giovani assassini, obliqui
prestigiatori (d’androgina avvenenza). Gravitando
morte. E diverrai tuo malgrado
il nunzio (scarnificato) del cataclisma

– Imminente nel buio. Chiudo gli occhi. Non sarò
mi saprò. Decomponendomi, chissà… –

Tieniti pure la tua pietà – Il cuore
una scatola vuota – Fedele alla specie aliena
sulla terra naufragata.

 

 

Vito Santoliquido
31.10.12
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Sciamano silfidi

 

Ripullulando il buio, tarlano
monti boschi dormienti
pance di sonno (oh!, la malia
del sonno, sogno poco:
fughe brevi, verdi esclamazioni
di vita…), più di tutto
sfiocano i volti (ma il tuo,
mia gioia di fuoco, perdura
luminosissimo); e m’oscuro
più non parlo la lingua
umana, così umanamente
bruma, bufera –
sogno ultravioletto
discanto.
               Sciamano
silfidi: è muschio che a scaglie
mi macula l’epidermide
cerea – aliena
, fossile di serpente.

 

 

Vito Santoliquido
1.5.14
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Teogonia

Cecco del Caravaggio: Cupido alla fonte (XVII sec.)

Cecco del Caravaggio: Cupido alla fonte (XVII sec.)

 

E non so quali spettri
abbracciare stanotte

O Eros, figlio di Ecate,
Trivia strega lunare.

 

 

Vito Santoliquido
26.8.13
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