le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Mese: novembre, 2014

Poemetto orfico

C. Monet: Water Lilies (1920-1926)

C. Monet: Water Lilies (1920-1926)

 

Ascolta, dolce amico,
le nostre membra gelide –
infido olmo e driade di cenere –
pianeti di ghiaccio dal nucleo di lava fondente le nostre solitudini –
entra nel mio mondo di sogno,
dove la bellezza si traveste
da umbratile creatura del crepuscolo dalla schiena cava
e spesso se ne sta distesa sulle immaginarie scogliere dello spirito senza posa ricoperte di erba verde-scuro
e respira le esalazioni di un mare inesistente che ulula a un cielo color arancio e magenta screziato da cirri indaco;
ascolta, arpeggi di giada
in lontananza rimbombano soffici nelle rughe dell’acqua –
guizzi improvvisi di pesci dorati e argentei come calligrammi –
non parliamo d’amore, non lo sappiamo ancora,
smarriti dal senso,
tuffiamoci insieme nei ventosi abissi del cuore dove tutto è senza nome, tutto è sensazione prima della parola che uccide,
dove sulla corona dell’orizzonte i tramonti albeggiano di nembi azzurri simili a lana straziata tra i rovi atroci dell’illusione,
dove vedi stelle fulgenti e bruma boscosa e il resto del cielo limpido come lo specchio del lago,
tutto odora di pioggia e terra riarsa;
i nostri corpi invasi s’abbandonano
alle purissime maledette pulsioni del grembo arcano del mondo
come madre originaria che si fa demone e seduzione della carne della tecnica della conoscenza,
come tombe vengono scoperchiati
e le nostre animelle,
teneri boccioli tra le dure cortecce,
inciampano sulle dita alabastre e sui corpi immemori;
sono cucciole, trovano pian pianino la via tra i ciuffi, le fruste di luce le destano dal torpore,
si rallegrano
cominciano a rotolare
e saltellare a cavallo delle libellule e dello sparviero in gridolini bambineschi,
corteggiano le felci, stuzzicano le coccole,
ascoltano le fiabe della selva antica –
parla di fate e assassini di troll e pastori e fioche fanciulle di fraticelli impertinenti e monachelle impudiche di bardi d’alchimisti e tenebrosi dei –
lei sa cos’è l’amore, romantico disperato etereo tremante scosso da impercettibili devastanti terremoti del sentimento;
udiamo in sottofondo il canto ammaliante
di una contorta e nodosa musa di legno fragile al clavicembalo –
sembra una marionetta legata a fili invisibili –
una viella suona da sola,
l’accompagna un oboe brandito dal rozzo fauno,
una ballata mesmerica d’altri tempi un po’ triste
la cui lingua non intendono le nostre animule;
si prendono per mano,
hanno in tasca il dolore e la gioia delle nostre storie di mortali
pesanti come sassi,
scalano le querce vegliarde,
quando una pungente brezza le soffia su in alto,
si librano tra i vortici di fiori di ciliegio e le zaffate di leggera nebbia marzolina,
volano verso il sole,
s’incamminano verso luoghi d’eterna perfezione –
chissà se le rivedremo mai,
chissà dove…

 

 

Vito Santoliquido
5.4.12
Licenza Creative Commons

Misticismi

M. Lamont: Peony (2008)

M. Lamont: Peony (2008)

 

Sei il segreto senso che si compone
dietro la morgana delle mie palpebre:
più non m’azzardo tra palmi di buio
e bufera privo della chimera

fulgida della tua voce, comparsa
quale morbida canzonetta,
un poco spietata, sullo schermo
di questa diffusa morte
oggi.

 

 

Vito Santoliquido
7.10.12
Licenza Creative Commons

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