le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Mese: dicembre, 2014

Heurodis

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

 

I
Le volte che è con la mano
che frugo nel buio informe
per masticarti il cuore, è un tremore
assurdo, se m’accorgo che è solo
per viaggiare nel tuo inferno
soave, in cerca della favola
che tu non puoi sapere (un purgatorio);

II
è perché non ci rimetta questo canto
(mediocre) del quale tu
non sei che l’impostura
cruda, mortale – un’ombra bianca,
oppure il male.

III
Mi sovviene poi di chi per troppo amore si rivolse
a guardare la diletta anima che lesto
il nulla si riprende

IV
(magari, pur’egli quasi fuori
dall’utero notturno, preferì bagnarsi
alle carezze d’un novello
barlume psicologico – O forse era lei creatura
ctonia il suo tutto e l’esistenza,
oh So-geliebte!)

V
Comunque vengono a squartarmi.
Li senti, poeta? Son qui
per te e la tua cetra
sbranata dall’erba triste.

 

 

Vito Santoliquido
17.10.12
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Elegia

K. DeGroot: Big Sun (2014)

K. DeGroot: Big Sun (2014)

 

È come vivere in nessun luogo, senza né bene né male, nel cavo
di questi oscuri giorni, della fuggiasca
lepre, si è senza né padre né madre, un po’ esangui un po’
fauneschi, e si prega
d’essere in mezzo a questa lasciati
lattiginosa guazza e
viola d’ombra dormire in una bruna
teca di terra (ci germoglierebbe eliotropio per la cruna del midollo, sempre, prima che
                                                                                                [un’aurora giunga
a incenerirci).

 

 

Vito Santoliquido
17.12.14
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Mio mortale

R. Varo: Dead Leaves (1956)

R. Varo: Dead Leaves (1956)

 

Non ci sarai per niente,
non sarai neppure ricordo […]

— J. Cortázar

 

Pensi mai alla morte?
Ogni giorno; in barlumi.

Se la strada è un supplizio
marrone di foglie, larvate
di nostalgia, crisalidi cave;
se al ramo scuro sanguina,
viva, una melagrana,
per le furie (interiori,
battenti) dei suoi chicchi,
mille cuori purpurei.

A occhi chiusi, serrando
i palmi in gola alla nebbia
– si congela il respiro –
traccio un cerchio nell’aria:
possa esso proteggerti,
mio dolcissimo amore.

Se ardendo in fuochi d’ambra
lo zodiaco assiderato
degli spettri, un ricordo
(farcito e là riposto,
medusèo, così attorto a scrollarsi…)
acuto getta un grido,
o geme, manda un rantolo;
gli ultimi; consumandosi.

Pensi mai alla morte?
Vorticano cigni di cenere.

 

 

Vito Santoliquido
19.10.13
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Ho la testa piena di galassie

 

Ho la testa piena di galassie:
scossa un poco, si rovescia
a lago la Via Lattea
sul tuo petto
che si alza
e s’abbassa, che mi scoppiano
le arterie di
stelle
(bianco-spuma squillante,
amaranto-
fiamma di foglia).

*

Il viso trafiggono
gigli di luce, la bocca
produce voce
d’un dio presente, imperlano
la pelle milioni
di quasar.

 

 

Vito Santoliquido
25.4.13
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Ho sognato la tua assenza

 

Concitate parole cenni brevi
la gente mi forniva di te,
secchi gli occhi calcinati
da non so quali intimi umori
sporchi tu non hai visitato,
all’incurvarsi del corpo, lì
tu non eri, vestigia paraclita,
nell’aria dolosa miracolo
atteso che tarda a compirsi,
per finale stato di grazia.

Ho sognato la tua assenza.

Bene ora so; il dio ha bisbigliato
la dolceamara necessità mia.

 

 

Vito Santoliquido
10.3.12
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