[dwell]

G. Klimt: The Bride (1918)

 

(«come… un sogno», magnolia)

 

come cervi negli abissi allora stiamo, come in un crepuscolo, tra le alghe il muschio
così, sommersi – o dentro a un guscio-galassia (però piccino) gherigli opachi

(pulsano i globuli, ci contagiano
certe malattie
innominabili, chiocciole d’oro crepando
le nostre iridi di lupi) – e qui le vedi le

vertebre aguzze le vene oltre la
carne (che se tu guardi
è trasparente liquida quasi) – oppure è un’aurora
(un po’ liberty così, ecco, barbaglio sangue-

rame «frastaglio di palma»
che si brucia), ma siamo come
stelle se tu ti stringi e ti
stropicci (adagio) e brilli e splendi vicino a me, senza sosta vedi

così, qui ora – nell’occhio nel pozzo selvaggio e nero
tutto – demone nero-latte – («In the gloom the gold…»), e tu così scintilli
tutto e ti incendi ecco divora mio
(«…gathers the light about it»), mercurio cuore argento, mio stupendo mio feticcio
                                                                                                [onirico e glitterato

come tu dormi adesso, come davvero
riposiamo – nel buio
questo, che è come un lago di falene di cenere
un bosco, come un altare o come…

 

 

Vito Santoliquido
19.9.16
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