le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Categoria: poesia

Blucobalto

 

Laguna di Venezia,
«Non omnes moriemur…»

 

Ascolta, amore. Scricchiola la brina (sembra
che rida, pigoli) a ogni ferita. Screpola

come la mia pelle alle tue ardenti
vestigia, la brina prima invulnerata, questa
brina… emblema di mortali
glaciazioni, assideramenti continentali.

– Chissà che ora il denso blucobalto non sappia
che sepolti nei suoi giganti
piedi di conchiglia noi palpitiamo folli
di vita, qui, dove una sola tenebra oleosa

pullulando annulla isole città nude
corone di montagne, e imbrunisce ogni luce,
danzante fiore di fuoco, fioca fata d’inverno
amore… mai il buio dilaghi

nei nostri cuori furiosi d’azzurro e oro… –
In cielo la luna: monile vago madreperlaceo
schiara fantasmi, e i nuvolosi
nostri baci di notturne falene (guarda il giallino

dei lampioni che galleggia liquido, laggiù
un treno, serpente metallico
lampo, sferragliando, dilegua – fitta nebbia –
destini a noi per sempre sconosciuti).

 

 

Vito Santoliquido
29.12.13
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psykhē

Y. Klein: Fire Painting (1961)

 

camminiamo nel bosco con la testa in fiamme ..†.. fumo
..†..

stamattina un fuoco
ci ha spellati
via dal sonno ..†..

cadono volpi d’ombra sulla terra nera.

 

 

Vito Santoliquido
13.3.17
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Stanze I

Unknown

 

I

Ti raccolgo di notte col mio corpo
come un cucchiaio minuscolo
atomo corposo – Passi palpebrano
d’angeli sul cuore.

 

 

Vito Santoliquido
5.9.13
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Fenomeni III

 

III

resto io
             spoglia di vita
spruzzata d’una cresta
di ozono

*

solo sto
sottovoce in gola
a una luce
diafana, fossile […]

 

 

Vito Santoliquido
20.3.13
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[dwell]

G. Klimt: The Bride (1918)

 

(«come… un sogno», magnolia)

 

come cervi negli abissi allora stiamo, come in un crepuscolo, tra le alghe il muschio
così, sommersi – o dentro a un guscio-galassia (però piccino) gherigli opachi

(pulsano i globuli, ci contagiano
certe malattie
innominabili, chiocciole d’oro crepando
le nostre iridi di lupi) – e qui le vedi le

vertebre aguzze le vene oltre la
carne (che se tu guardi
è trasparente liquida quasi) – oppure è un’aurora
(un po’ liberty così, ecco, barbaglio sangue-

rame «frastaglio di palma»
che si brucia), ma siamo come
stelle se tu ti stringi e ti
stropicci (adagio) e brilli e splendi vicino a me, senza sosta vedi

così, qui ora – nell’occhio nel pozzo selvaggio e nero
tutto – demone nero-latte – («In the gloom the gold…»), e tu così scintilli
tutto e ti incendi ecco divora mio
(«…gathers the light about it»), mercurio cuore argento, mio stupendo mio feticcio
                                                                                                [onirico e glitterato

come tu dormi adesso, come davvero
riposiamo – nel buio
questo, che è come un lago di falene di cenere
un bosco, come un altare o come…

 

 

Vito Santoliquido
19.9.16
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Stanze VI

L. Spilliaert: Golden Seascape (1921)

L. Spilliaert: Golden Seascape (1921)

 

VI

E noi, quasi indisturbate
sideree Divinità la
pelle assiderata i capelli
di vento
remoti siamo
dalle cose.

 

 

Vito Santoliquido
5.9.13
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Cantilene profane VI-VII

 

VI

[…]
Sei bello come il mare: la pelle chiara, basso
il tono, il volto
tondo, serpentini i capelli;
non voglio altro che mordere la tua psiche,
lentamente cibarmi delle tue polisemie,
anima complessa.

VII

Nudo, di sola pelle – e cambio pelle anch’io –
abbandoni l’asilo del piacere;
rivolgendoti sorridi, e presento la rovina della mia saggezza.
Sto fermo, m’incanto,
farfuglio cantilene imbalsamo
nel cervello la forma delle tue forme,
mentre tu simuli la fuga (sventura futura…).
S’insettembra un poco il candore
sul mio viso
al tramonto dei tuoi glutei
– alla porta poi avverto un odore domestico
di caffè: ti bacio
mi fai cantare una canzonetta
scordata, per cancellare il mondo
(noi le sole spoglie, noi l’unica cosa che conta
te ed io, io e te, mio amore).

 

 

Vito Santoliquido
31.8.12
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Su ogni radice

E. Schiele: Autumn Tree with Fuchsias (1909)

E. Schiele: Autumn Tree with Fuchsias (1909)

 

Essere qui, seduto su ogni radice
di ogni tuo – che è mio, nostro anzi, ma
come tu non ricordi – male, a-
more (per te sempre così: morire…)

 

 

Vito Santoliquido
23.7.14
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Il mattino (Intermezzo I)

J.S. Sargent: Magnolias

 

I

Credo d’aver sempre sognato
magnolie alla finestra dure
e carnose e rugiada di cristallo
rullante nella notte…

 

 

Vito Santoliquido
30.9.13
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*

L. Makabresku: Dead Lovers

L. Makabresku: Dead Lovers

 

Così attendono
i nostri freddi corpi
lo sbrinamento.

 

 

Vito Santoliquido
9.11
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Betulla

 

Una distanza ci separa se
del buio cola dai tuoi occhi – due
ciliegie a sporcarmi
le dita ingorde, a imbrattarmi
i capelli (li ritrovo poi a ritrarsi
pentendosi d’aver tentato
per un attimo di
penetrare, radici incaute o serpenti
alteri nella terra tua
proibita, nei tuoi baratri celesti).

 

 

Vito Santoliquido
15.7.14
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Mélo

I. Marcelli: Les adventices

I. Marcelli: Les adventices

 

e c’è
come un rimbombo di tempesta (la città
trasparente, il vento spazza strami d’oro-
azzurro
gonfiandosi a est una plaga
di magnesio) da aver riguardo per quell’apocrifo
dolore, quel germinale grumo d’inquietudini-
carni migra vai
piume scalze in Irlanda, va’ a danzare
con furia per radure di ghiaccio, fin che nel bosco
sfogliandosi la pelle (madida, cerea)
in preziose scaglie di serpente non sarai
selvatico in volto
dolce d’erba nel sole al suo calare

e i ricordi
i perduti (credi, ne avrà ogni volta
nostalgia la tua spoglia umana)
quelli
ti rimpolpano, fanno interferenza
col presente ti fiutano
con la devozione dei lupi al mattino, con falci
di mantide (sono, forse, tra i più sofisticati
demoni della noia, le facce-
licheni di Siberia mani dure di betulla) – immagina
come se trasalissi di spavento
nell’arnia molle della casa quando fuori è
nero e l’altre ombre
dormono – stralunato
languore
di un’upupa barocca,
poi che le radici
brune intorte non si staccano
dalla calce dei giorni
uguali – diorama d’orchi
e di fauni, spettrale
wayang kulit dei tuoi lari

e si dà la colpa al tempo. «Non puoi,
angelo, sempre salvarmi dal buio…»

Ma ecco, poi me lo imparo, ancora, che sei tu, sei tu la cellula di luce il favo d’oro, e allora noi terrestri, noi falene di fuoco bruciamo e divoriamo le tenebre, guardaci, in preda a una gioia, preistorici.

 

 

Vito Santoliquido
’14.15
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Di nottetempo (Movimento II)

S. Caruso: Lovers (2008)

S. Caruso: Lovers (2008)

 

Non importa se
ti avvolgerò in ricchi
sudari – sicuri abbastanza
a spandere la bruma
a scavare i laghi
(specchi lucenti per i tuoi
occhi di tundra),
come in un paradiso
in letargo dove
immergerci bluastri
d’abisso,
vascelli d’oblio
sottovento
sottovoce (proibito
miele!) – o se
dentro uno scrigno polveroso e
piccino ti serrerò, brulicante di cose
dismesse che non divertono più
(l’umido di ficus e mangrovie
appena ti farà respirare); potrei anche
mormorare qualche preghiera,
perché il cielo si schiuda e tu
come fuoco che scocca dal suolo
sia rapito in quadranti segreti e
oscuri, a ruotare
con l’idrogeno immortale,
le radiazioni
di una stella stupenda – e più non sarai
terrestre.

 

 

Vito Santoliquido
9.5.13
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*

 

Attraverso la giungla di sguardi
ignari mi faccio strada
luccio ardente. Un continente di mani
le mie come i tropici infinite
puntano verso te, smania
la guancia di approdare sul tuo
letto per dormirti
accanto, riposare nella tua pace notturna.
Ma tu non ti accorgi se spettro
ti fiato sugli occhi, mi
schiacci la testa – dosi il sangue come
si fa col veleno di serpe.

 

 

Vito Santoliquido
1.9.13
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Carbonizzare come bronco

W.H. Fox-Talbot: Lace (1845)

W.H. Fox-Talbot: Lace (1845)

 

Queste stelle che brucano il viola, e la luna
fruga nella stanza. Sbucano masse illuminate: i nostri corpi,
foglie ardenti imperlate; tra bocche questo
appiccicarsi tremolii di ti-amo – fari d’auto, occhi
lucenti di civetta.

Ma questo senso del disastro, è sempre spettro è
il morso – lingue di lupo, rose-spine del
rovo. Quest’affetto mai così vicino, questo me così da uccidere
fare a pezzi, carbonizzare come
bronco.

 

 

Vito Santoliquido
7.4.13
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Anatomie del buio VI

M. Miller: Owl Moth (2010)

M. Miller: Owl Moth (2010)

 

VI

E trascolorano le tinte, vibrano
impazzite in pollini di
argentini arpeggi, d’intorno
(come fulgidamente
ci inondarono, e fluide teneramente
mi rivestono le polveri
del giorno, d’assopite nubecola
falene …e invanisco, così
cinereo, e invisibile, nel bozzolo
una crisalide).

 

 

Vito Santoliquido
15.12.13
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Cinque haiku

 

Scaglia di fuoco
in teca di ametista
– il cuore mio.

Sono un sepolcro
ove danzano in cerchio
statue senza occhi.

Tuo il maliardo
canto che m’ha artigliato
d’antica strega.

Dal camposanto
spirano le risate
di fuochi fatui.

 

 

Vito Santoliquido
9.11
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