le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Categoria: poesia

La casa dei fantasmi

P. Tercio: The Ghost of Mariusz (2012)

P. Tercio: The Ghost of Mariusz (2012)

 

Tre piccoli diavoli mi mettono il mare nel cranio, e soffiano
sonno sulle ciglia. Mi germoglia un nero arabesco sul collo: noir come
tutto oggi l’anima il cielo
gli uccelli, ma non Tu-amore, per quanto io cammini
l’universo cieco. (È il rumore dell’invisibile –
i capelli elettrici si divaricano, nella casa le cose si
spostano da sole – e la coclea è un
labirinto
che al
riverbero
si
dilata)

*

Sto seduto in mezzo a una sala d’attesa bianca e semi-
deserta; parlo con qualcosa che non mi capisce. (Si farnetica
come fuori dal mondo
o
in società)

 

 

Vito Santoliquido
7.4.13
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Heurodis

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

 

I
Le volte che è con la mano
che frugo nel buio informe
per masticarti il cuore, è un tremore
assurdo, se m’accorgo che è solo
per viaggiare nel tuo inferno
soave, in cerca della favola
che tu non puoi sapere (un purgatorio);

II
è perché non ci rimetta questo canto
(mediocre) del quale tu
non sei che l’impostura
cruda, mortale – un’ombra bianca,
oppure il male.

III
Mi sovviene poi di chi per troppo amore si rivolse
a guardare la diletta anima che lesto
il nulla si riprende

IV
(magari, pur’egli quasi fuori
dall’utero notturno, preferì bagnarsi
alle carezze d’un novello
barlume psicologico – O forse era lei creatura
ctonia il suo tutto e l’esistenza,
oh So-geliebte!)

V
Comunque vengono a squartarmi.
Li senti, poeta? Son qui
per te e la tua cetra
sbranata dall’erba triste.

 

 

Vito Santoliquido
17.10.12
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Elegia

K. DeGroot: Big Sun (2014)

K. DeGroot: Big Sun (2014)

 

È come vivere in nessun luogo, senza né bene né male, nel cavo
di questi oscuri giorni, della fuggiasca
lepre, si è senza né padre né madre, un po’ esangui un po’
fauneschi, e si prega
d’essere in mezzo a questa lasciati
lattiginosa guazza e
viola d’ombra dormire in una bruna
teca di terra (ci germoglierebbe eliotropio per la cruna del midollo, sempre, prima che
                                                                                                [un’aurora giunga
a farci di cenere).

 

 

Vito Santoliquido
17.12.14
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Mio mortale

R. Varo: Dead Leaves (1956)

R. Varo: Dead Leaves (1956)

 

Non ci sarai per niente,
non sarai neppure ricordo […]

— J. Cortázar

 

Pensi mai alla morte?
Ogni giorno; in barlumi.

Se la strada è un supplizio
marrone di foglie, larvate
di nostalgia, crisalidi cave;
se al ramo scuro sanguina,
viva, una melagrana,
per le furie (interiori,
battenti) dei suoi chicchi,
mille cuori purpurei.

A occhi chiusi, serrando
i palmi in gola alla nebbia
– si congela il respiro –
traccio un cerchio nell’aria:
possa esso proteggerti,
mio dolcissimo amore.

Se ardendo in fuochi d’ambra
lo zodiaco assiderato
degli spettri, un ricordo
(farcito e là riposto,
medusèo, così attorto a scrollarsi…)
acuto getta un grido,
o geme, manda un rantolo;
gli ultimi; consumandosi.

Pensi mai alla morte?
Vorticano cigni di cenere.

 

 

Vito Santoliquido
19.10.13
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Ho la testa piena di galassie

 

Ho la testa piena di galassie:
scossa un poco, si rovescia
a lago la Via Lattea
sul tuo petto
che si alza
e s’abbassa, che mi scoppiano
le arterie di
stelle
(bianco-spuma squillante,
amaranto-
fiamma di foglia).

*

Il viso trafiggono
gigli di luce, la bocca
produce voce
d’un dio presente, imperlano
la pelle milioni
di quasar.

 

 

Vito Santoliquido
25.4.13
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Ho sognato la tua assenza

 

Concitate parole cenni brevi
la gente mi forniva di te,
secchi gli occhi calcinati
da non so quali intimi umori
sporchi tu non hai visitato,
all’incurvarsi del corpo, lì
tu non eri, vestigia paraclita,
nell’aria dolosa miracolo
atteso che tarda a compirsi,
per finale stato di grazia.

Ho sognato la tua assenza.

Bene ora so; il dio ha bisbigliato
la dolceamara necessità mia.

 

 

Vito Santoliquido
10.3.12
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Poemetto orfico

C. Monet: Water Lilies (1920-1926)

C. Monet: Water Lilies (1920-1926)

 

Ascolta, dolce amico,
le nostre membra gelide –
infido olmo e driade di cenere –
pianeti di ghiaccio dal nucleo di lava fondente le nostre solitudini –
entra nel mio mondo di sogno,
dove la bellezza si traveste
da umbratile creatura del crepuscolo dalla schiena cava
e spesso se ne sta distesa sulle immaginarie scogliere dello spirito senza posa ricoperte di erba verde-scuro
e respira le esalazioni di un mare inesistente che ulula a un cielo color arancio e magenta screziato da cirri indaco;
ascolta, arpeggi di giada
in lontananza rimbombano soffici nelle rughe dell’acqua –
guizzi improvvisi di pesci dorati e argentei come calligrammi –
non parliamo d’amore, non lo sappiamo ancora,
smarriti dal senso,
tuffiamoci insieme nei ventosi abissi del cuore dove tutto è senza nome, tutto è sensazione prima della parola che uccide,
dove sulla corona dell’orizzonte i tramonti albeggiano di nembi azzurri simili a lana straziata tra i rovi atroci dell’illusione,
dove vedi stelle fulgenti e bruma boscosa e il resto del cielo limpido come lo specchio del lago,
tutto odora di pioggia e terra riarsa;
i nostri corpi invasi s’abbandonano
alle purissime maledette pulsioni del grembo arcano del mondo
come madre originaria che si fa demone e seduzione della carne della tecnica della conoscenza,
come tombe vengono scoperchiati
e le nostre animelle,
teneri boccioli tra le dure cortecce,
inciampano sulle dita alabastre e sui corpi immemori;
sono cucciole, trovano pian pianino la via tra i ciuffi, le fruste di luce le destano dal torpore,
si rallegrano
cominciano a rotolare
e saltellare a cavallo delle libellule e dello sparviero in gridolini bambineschi,
corteggiano le felci, stuzzicano le coccole,
ascoltano le fiabe della selva antica –
parla di fate e assassini di troll e pastori e fioche fanciulle di fraticelli impertinenti e monachelle impudiche di bardi d’alchimisti e tenebrosi dei –
lei sa cos’è l’amore, romantico disperato etereo tremante scosso da impercettibili devastanti terremoti del sentimento;
udiamo in sottofondo il canto ammaliante
di una contorta e nodosa musa di legno fragile al clavicembalo –
sembra una marionetta legata a fili invisibili –
una viella suona da sola,
l’accompagna un oboe brandito dal rozzo fauno,
una ballata mesmerica d’altri tempi un po’ triste
la cui lingua non intendono le nostre animule;
si prendono per mano,
hanno in tasca il dolore e la gioia delle nostre storie di mortali
pesanti come sassi,
scalano le querce vegliarde,
quando una pungente brezza le soffia su in alto,
si librano tra i vortici di fiori di ciliegio e le zaffate di leggera nebbia marzolina,
volano verso il sole,
s’incamminano verso luoghi d’eterna perfezione –
chissà se le rivedremo mai,
chissà dove…

 

 

Vito Santoliquido
5.4.12
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Misticismi

M. Lamont: Peony (2008)

M. Lamont: Peony (2008)

 

Sei il segreto senso che si compone
dietro la morgana delle mie palpebre:
più non m’azzardo tra palmi di buio
e bufera privo della chimera

fulgida della tua voce, comparsa
quale morbida canzonetta,
un poco spietata, sullo schermo
di questa diffusa morte
oggi.

 

 

Vito Santoliquido
7.10.12
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Stellante cielo

S. Lécuyer: Bain d'etoiles (2013)

S. Lécuyer: Bain d’etoiles (2013)

 

E si va sotto al cielo congelato
cielo stellante a specchio.
Le vertebre crescono rami, il sacco
buio annoda le ciglia alla luna:
se dislaga tu tremi e il sangue
è calce. Auroreggia in fondo una luce
(è un barbaglio, quasi un arpeggio palpebra…),
rotea su te fiorisce
vitreo globo gigante:
l’erba la lana tutto l’impasto
vagante di tenebra tenera e il mare
grigioperla-turchese
torri di cumulonembi. E poi la più
dolce paura: nell’infinità
sei tenue fotone lucente.

 

 

Vito Santoliquido
11.8.13
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Alla sera

 

I
mentre che le nenie
del popolo perlaceo
i latrati degli oceani
voluttuosi placano

II
mentre che un involucro
m’avvolge di visioni lattee
la bruma la foglia fatua
vaticina cenerognoli demoni

III
tu mi propaghi con la mano
gigante sulle ciglia
l’oscurità dei tuoi sogni
celesti

 

 

Vito Santoliquido
25.5.13
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Madrigale privato

R. Rampinelli: Rosa ultima (2010)

R. Rampinelli: Rosa ultima (2010)

 

[…] è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.

— E. Montale

 

Sospiroso immelanconito amore –
ci fu il tempo di un voto,
cuor-di-smeriglio, a strapiombo sull’acqua
informe scura (ed erano i giorni
l’ore ceneri di futuro), non lo sai, forse.

Non era quel giuramento di bava
e mercurio alla burrasca allora
un fiammifero, se ora
sul tuo petto poso – i tuoi occhi
nocciola, dove annuvola

ancestrale dea malinconia – e
ascolto un tuo scosceso
battito, risuonandoti un cuore
di fauno (mai così tetra San
Marco, come stasera) a un canto: «Edelweiss»

(dolcissimamente interdetto
fatto – smarritosi il sangue in un panico
breve).

 

 

Vito Santoliquido
23.5.14
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Ragione della poesia

D. Hamey: Tatamitataki (2014)

 

A cosa tutto il labor limae, questo
trovare, mettere-levare, come
a un mostro aggiustare la testa
ottusa gli occhi gonfi, questo
intrecciarti ai capelli efflorescenze
rare? Per chi sarai perfetta o
storpia, mia rima, non so. Forse
solo per il genitore geloso
il gigante buono, tuo padre
l’orco.

 

 

Vito Santoliquido
7.4.13
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Forse anche noi come le cose scure

Y. Bagot: Arcanes (2014)

Y. Bagot: Arcanes (2014)

 

Scortica gratta il marmo candido
della pelle, così netto
affondo nel nero fino alla calda
pasta di tenebra, vedi che affiora
luminoso blunotte che
nube di bitume s’aggruma e sotto
la brulla crosta di perlacei
baluginii lune
che i miei avidi occhi si mangiano come
le alghe la luce

Tu mi dici parole
di stagno, le ricopro d’un
sonno rotondo io
me l’arrotolo nella lingua
un sogno d’ambra

Non ho paura dell’ombra
che avvena le mani, di respirare in gola
al buio immobili sotto
alle coperte, questo paradiso
in letargo che sono le cose di qua dal velo,
le cose che nel nostro (malchiuso…)
guscio-galassia velluto
perdono la forma, dimenticano
il nome loro
vero (se mai ne hanno uno)

*

(Forse anche noi come le cose
scure, come gli spettri…)

Stiamo come immersi in un’acqua
scura, proibita

                         anima mia

– isolotti smarriti nel pacifico
scancellato, relitti viridescenti nell’abisso
di fluttuante
                     vita

*

Come fari allora nel vespro
fiammante scrutiamo i silenzi
del cielo per trovarci soltanto

un’eternità dopo
l’altra.

 

 

Vito Santoliquido
22.3.13
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English Version by Daniel De Lost இ http://bit.ly/2sI8o9Q

 

Tanka

 

L’aurora. Impronte
sulla rugiada – Indizi
sognati di te?

Ricordo, dissi: amami!
Un letto freddo, e un canto…

 

 

Vito Santoliquido
6.1.12
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Stanze III

G. Klimt - Water Serpents II (1907)

G. Klimt: Water Serpents II (1907)

 

III

Ma ecco che l’anima
trasmigra fervida
nelle dita: è una corolla
a vegliarti nel buio
contro il fantasma che lama s’inargenta
tra camere invisibili ripullula
a spaventarci
d’aneliti e di tenebra,
amore mio, colori candidi
ci fa sanguinare.

 

 

Vito Santoliquido
5.9.13
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Tre haiku

 

Clavicembalo
la selva sotto al pianto
– voci odorose.

La terra si fa
alle pupille d’acqua
grana di giada.

Vespro piangente:
disamato astro stillo
miele di vetro.

 

 

Vito Santoliquido
9.11
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Anatomie del buio II

R. Maleszyk: Army of Sunflowers (2014)

R. Maleszyk: Army of Sunflowers (2014)

 

II

Vedi l’oro incendiarsi
al vespero, che tu immagini
dal celeste in sfacelo
sgorghi resina e rubini, e

carbonizzandosi di poi
ci seppellisca (non prima che per un
improvviso incanto
inazzurrandoci…), girasoli in altre

plaghe di lucido
ebano, petrolio palpitante.

 

 

Vito Santoliquido
15.12.13
Licenza Creative Commons

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