le sommeil interrompu

“Il cuore che non dorme dice al cuore che dorme: Abbi paura.” — G. Raboni

Categoria: prosa

Devozione

S. Quartieri: Metà bruna (2009)

S. Quartieri: Metà bruna (2009)

 

Ogni mattino (ben non ricordo quando incominciai) appendo all’aria rotta un lumicino, con devozione; ché tu veda di lì (nel vitale? nel cristallino? nel fulgido? Su, parla, poeta!) dove ho deposto il mio chiuso silenzio. Chiuso – a questa bufera, che fuori strappa via i terrazzi, alla memoria, che piano s’affolla di cose che sostano inquiete. Ma tu non torni, e le notti si fanno più lunghe e più strane; e il pasto caldo mi mette freddo addosso.

 

 

Vito Santoliquido
15.10.12
Licenza Creative Commons

Veglierò sul tuo sonno

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

 

Quando proiettili di vetro ti sorprendono e fauci d’acciaio, mentre giaci accanto alle cinque essenze della tua anima, proclama in sogno, pure solo in un sussurro sul silenzio, il mio nome segreto, decretato dal pensiero tuo distratto: non resisterò al misterioso richiamo selvaggio, so che verrò.

Per la via narrerò al vento il tempo di tumulti di fuoco, ritaglierò il fiato, intreccerò la lingua, allaccerò i muscoli, per farti omaggio di fioche aureole di luce, parole inebetite e gambe fragili; per diletto reco uno specchio, in cui si scorge sull’anello dell’orizzonte lo sposalizio del cielo e della terra, e un mazzo di lucciole, torcia che rischiari le vive pieghe del buio, perché tu non tema il brulicare d’ombra che gorgoglia agli angoli della camera e il grande cane nero, arcano araldo della psiche – se chiede pane al tuo braccio, ne asseconderai i servigi.

Veglierò sul tuo sonno; infrangerò la barriera occulta per planare sul caldo prato del tuo petto, proiettandomi tremante, placate le tre teste, sulla soglia d’una visione salvifica; non ci sarà alcuna elsa a separarci, segnale al cortese sovrano che Amore non ha avvinto i nostri cuori in sacrilega follia.

Da lontano, tra i cerchi di bisbigli esiziali, s’odono il lamento di Bisclavret, maledetto tra gli uomini e le fiere, e il vendicativo sdegno della regina delle fate, tradita dal vanto del mortale; s’intravede sul calvo e immacolato picco una pira che già arde, in attesa della carne d’un cuore straziato che l’alimenti.

Ecco, punte di diamante e strali di tenebra s’alleano nell’offensiva: con la mano come scudo proteggo il tuo giardino incantato, crudeli parole affilate affondano nelle dita, ma nell’unico istante in cui una scarlatta stilla bagna le tue labbra, l’aria muore a cotanto oltraggio e impetra la fine della battaglia.

Veglierò sul tuo sonno, anche ora che una solerte pace regna, in attenzione; fino all’aurora, quando il plenilunio si scioglie in fianchi di seta e valanghe d’argento, i sette angeli di pietra intonano la melodia del risveglio e il mondo profuma di blu, quando il sole si porta tra le rocce erbose, adorno d’una lacrima d’opale, dono della luna, pegno d’un sentimento clandestino.

Finché, infine, dolce amico, un tuo bacio, a lungo agognato, come un’illusione, siglerà il legame tra Amore e la fremente mia sostanza, quintessenza d’un candido elemento, creata – beffa d’una divina stregoneria! – allo scopo di amarti, dovunque e per sempre.

 

 

Vito Santoliquido
30.9.11
Licenza Creative Commons

Fossili

M.C. Escher: Still Life (1943)

M.C. Escher: Still Life (1943)

 

Il giorno si denuda della luce. Un milione di supernove rosso decrepito brucano la notte. Ci osservano distanti – noi così lontani da casa – intridendo carni e incubi di materia planetaria. Non vi è aria, né pioggia o bufera, ma atmosfera diafana fonda. C’è un silenzio spesso: col corpo ne fendiamo le trasparenze colorate di cattedrale. Cento streghe (portano candele e magnolie fra i capelli mogano) rintoccano l’occasione del nostro incontro, tra luminescenze d’ambra e fiorami di falene ischeletrite. Gli occhi chiusi, le mani masticano il vuoto: ombre, ciondoliamo: due sonnambuli. Dentro il bosco inanimato questo fiume gettato tra me e te: questo fiume mitologico lungo una vita, che come l’acqua corre, in un sogno. Sostiamo a riva (un sentiero si perde tra quei funghi melliflui, lì in basso, alle radici di questo buio osceno…). Sciamano saette d’intuizioni in preda a una follia metafisica. Solo: ci guardiamo, normalmente. Assistiamo alla prosopopea del dubbio. La mistificazione di pulsazioni assiderate ci ottunde. Basterebbe invece sbrinarci. Sgrondare fantasmi. Fluttuare: ninfee bianche sulla massa di vetro. Con delicatezza, sfiorarci. Soltanto, più niente. Paradossi cortesi, però, ci compitiamo, sfoggiando serenità nodose, spade di seta, sguardi d’acciaio. E l’inverno è prossimo.

 

 

Vito Santoliquido
28.10.12
Licenza Creative Commons

la mort i la primavera

 

nighttime, xx. pensieri di bellezza si amano al rumore della pioggia. mille goccioline, tic-tac tic-tic tac: bianche bugie minimal e sfocatamente snob. come te, un pochino. sofisticato, dici – retrò. un crittogramma per due, cacatua sub-normale. rido – ridi. miao, Barbablù! e pensieri carini si amano per ombra. teatrino d’ombre cinesi, m’immagino; canzonetta blues, sottofondo. infradito, maglione viola, ombrello, e via! sta’ dritto, la gobba che ti fa il trench! storti fiorellini di glicine che il vento vuol celare: i nostri bacetti.

 

 

Vito Santoliquido
12.9.12
Licenza Creative Commons

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: