Heurodis

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

G. De Chirico: Orfeo trovatore stanco (1970)

 

I
Le volte che è con la mano
che frugo nel buio informe
per masticarti il cuore, è un tremore
assurdo, se m’accorgo che è solo
per viaggiare nel tuo inferno
soave, in cerca della favola
che tu non puoi sapere (un purgatorio);

II
è perché non ci rimetta questo canto
(mediocre) del quale tu
non sei che l’impostura
cruda, mortale – un’ombra bianca,
oppure il male.

III
Mi sovviene poi di chi per troppo amore si rivolse
a guardare la diletta anima che lesto
il nulla si riprende

IV
(magari, pur’egli quasi fuori
dall’utero notturno, preferì bagnarsi
alle carezze d’un novello
barlume psicologico – O forse era lei creatura
ctonia il suo tutto e l’esistenza,
oh So-geliebte!)

V
Comunque vengono a squartarmi.
Li senti, poeta? Son qui
per te e la tua cetra
sbranata dall’erba triste.

 

 

Vito Santoliquido
17.10.12
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