Fossili

M.C. Escher: Still Life (1943)

M.C. Escher: Still Life (1943)

 

Il giorno si denuda della luce. Un milione di supernove rosso decrepito brucano la notte. Ci osservano distanti – noi così lontani da casa – intridendo carni e incubi di materia planetaria. Non vi è aria, né pioggia o bufera, ma atmosfera diafana fonda. C’è un silenzio spesso: col corpo ne fendiamo le trasparenze colorate di cattedrale. Cento streghe (portano candele e magnolie fra i capelli mogano) rintoccano l’occasione del nostro incontro, tra luminescenze d’ambra e fiorami di falene ischeletrite. Gli occhi chiusi, le mani masticano il vuoto: ombre, ciondoliamo: due sonnambuli. Dentro il bosco inanimato questo fiume gettato tra me e te: questo fiume mitologico lungo una vita, che come l’acqua corre, in un sogno. Sostiamo a riva (un sentiero si perde tra quei funghi melliflui, lì in basso, alle radici di questo buio osceno…). Sciamano saette d’intuizioni in preda a una follia metafisica. Solo: ci guardiamo, normalmente. Assistiamo alla prosopopea del dubbio. La mistificazione di pulsazioni assiderate ci ottunde. Basterebbe invece sbrinarci. Sgrondare fantasmi. Fluttuare: ninfee bianche sulla massa di vetro. Con delicatezza, sfiorarci. Soltanto, più niente. Paradossi cortesi, però, ci compitiamo, sfoggiando serenità nodose, spade di seta, sguardi d’acciaio. E l’inverno è prossimo.

 

 

Vito Santoliquido
28.10.12
Licenza Creative Commons