Veglierò sul tuo sonno

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

C.R. Mackintosh: The Harvest Moon (1892)

 

Quando proiettili di vetro ti sorprendono e fauci d’acciaio, mentre giaci accanto alle cinque essenze della tua anima, proclama in sogno, pure solo in un sussurro sul silenzio, il mio nome segreto, decretato dal pensiero tuo distratto: non resisterò al misterioso richiamo selvaggio, so che verrò.

Per la via narrerò al vento il tempo di tumulti di fuoco, ritaglierò il fiato, intreccerò la lingua, allaccerò i muscoli, per farti omaggio di fioche aureole di luce, parole inebetite e gambe fragili; per diletto reco uno specchio, in cui si scorge sull’anello dell’orizzonte lo sposalizio del cielo e della terra, e un mazzo di lucciole, torcia che rischiari le vive pieghe del buio, perché tu non tema il brulicare d’ombra che gorgoglia agli angoli della camera e il grande cane nero, arcano araldo della psiche – se chiede pane al tuo braccio, ne asseconderai i servigi.

Veglierò sul tuo sonno; infrangerò la barriera occulta per planare sul caldo prato del tuo petto, proiettandomi tremante, placate le tre teste, sulla soglia d’una visione salvifica; non ci sarà alcuna elsa a separarci, segnale al cortese sovrano che Amore non ha avvinto i nostri cuori in sacrilega follia.

Da lontano, tra i cerchi di bisbigli esiziali, s’odono il lamento di Bisclavret, maledetto tra gli uomini e le fiere, e il vendicativo sdegno della regina delle fate, tradita dal vanto del mortale; s’intravede sul calvo e immacolato picco una pira che già arde, in attesa della carne d’un cuore straziato che l’alimenti.

Ecco, punte di diamante e strali di tenebra s’alleano nell’offensiva: con la mano come scudo proteggo il tuo giardino incantato, crudeli parole affilate affondano nelle dita, ma nell’unico istante in cui una scarlatta stilla bagna le tue labbra, l’aria muore a cotanto oltraggio e impetra la fine della battaglia.

Veglierò sul tuo sonno, anche ora che una solerte pace regna, in attenzione; fino all’aurora, quando il plenilunio si scioglie in fianchi di seta e valanghe d’argento, i sette angeli di pietra intonano la melodia del risveglio e il mondo profuma di blu, quando il sole si porta tra le rocce erbose, adorno d’una lacrima d’opale, dono della luna, pegno d’un sentimento clandestino.

Finché, infine, dolce amico, un tuo bacio, a lungo agognato, come un’illusione, siglerà il legame tra Amore e la fremente mia sostanza, quintessenza d’un candido elemento, creata – beffa d’una divina stregoneria! – allo scopo di amarti, dovunque e per sempre.

 

 

Vito Santoliquido
30.9.11
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